


Assassin's Creed: Black Flag Resynced è esattamente quello che ci aspettavamo dal remake dell'avventura di Edward Kenway: la stessa storia appassionante ma con qualche attenzione in più, sequenze di intermezzo davvero splendide, un open world totalizzante, una grafica rinnovata grazie all'impiego delle ultime tecnologie di Ubisoft ma anche un sistema di combattimento basato sui capitoli più recenti della serie, che dunque rivoluziona completamente l'impianto originale pur rimanendo troppo permissivo al livello di difficoltà normale: per fortuna lo si può rendere più frizzante tramite le opzioni.
C'era davvero bisogno di riproporre per l'ennesima volta Lylat Wars? Innegabilmente siamo di fronte ad un'operazione prettamente commerciale di Nintendo, utile sia per rilanciare il personaggio di Fox McCloud dopo averlo fatto esordire al cinema in Super Mario Galaxy - Il film, sia per riempire la line-up della sua console con una produzione più facile da sviluppare con tempi e risorse relativamente contenute. Al netto di questa presa di coscienza, Star Fox è innegabilmente un gioco alieno al contesto contemporaneo delle produzioni tripla A. Si tratta di un dinosauro lontano dal suo habitat naturale che propone meccaniche, ritmi di gioco e una struttura generale che difficilmente si adatta alle aspettative e ai desideri del pubblico contemporaneo. Allo stesso tempo, il restyling grafico può dirsi estremamente riuscito e anche le nuove modalità, che pur non stravolgono in alcun modo gameplay e materiale d'origine, si dimostrano degli ottimi riempitivi che fanno lievitare, pur timidamente, la longevità. Star Fox non resterà installato sulle vostre Nintendo Switch 2 a lungo. Dopo aver sbloccato tutti i livelli alternativi presenti e dopo una manciata di partite online molto probabilmente sarete già sazi. Nonostante ciò, è sorprendente scoprire come ancora oggi la formula di gioco da sparatutto su binari in salsa sci-fi funzioni ancora benissimo. Sorvolare i cieli di Corneria sparando a tutto ciò che si muove, sconfiggere la Star Wolf in intensi e forsennati dog fight, abbattere gigantesche ammiraglie nello spazio siderale, sono tutte situazioni che regalano ancora tanta soddisfazione e divertimento. Il tutto è certamente effimero, ma anche per questo Star Fox è forse il gioco perfetto per quest'estate. Soprattutto se avete qualche anno sulle spalle e conservate un ricordo speciale dei pomeriggi passati con il Nintendo 64 nel tentativo di salvare, per l'ennesima volta, il Sistema Lylat.
EA Sports UFC 6 assesta dei bei colpi pur ricevendone qualcuno: il gioco introduce contenuti di valore e migliora il già ottimo gameplay della passata edizione, ma resta ancorato a una carriera dalla struttura decisamente ripetitiva e soffre parecchio la navigazione fra i menu, che su PS5 presenta inspiegabili problemi di latenza e finisce per appesantire la progressione nelle modalità migliori del pacchetto. La lotta a terra risulta ancora legnosa, ma il combattimento in piedi appare più convincente e la novità del Flow State si pone come una variabile che non mancherà di far discutere: vedremo se in positivo o in negativo.
The Adventures of Elliot è uno di quei giochi che dobbiamo giudicare per come sono e non per come avremmo voluto che fossero e, anche se avrebbe potuto essere migliore, l'ultima fatica del Team Asano è un insieme di parti scollegate che in qualche modo funziona e riesce a intrattenere per una durata contenuta, dato che si completa al 100% in molto meno tempo da quanto dichiarato in qualche intervista dal director Shota Fukebaru. È come se il Team Asano avesse puntato troppo in alto, rendendosi poi conto di quello che avrebbe potuto, e forse dovuto, fare con l'ottimo materiale che aveva in mano. In questo senso, nonostante i suoi difetti, The Adventures of Elliot è davvero un pregevole Zelda/Alundra moderno, ma è difficile giustificarne il prezzo di lancio non tanto per la sua qualità altalenante, ma proprio per lo sforzo marginale profuso in una lavorazione che ricicla asset a più non posso: giocatelo se vi piace il genere e lo stile HD-2D.
Hershel Wilk, nome in codice CASCADE, è una spia che ha mandato all'aria l'incarico più importante della sua vita, perdendo i suoi compagni e trovandosi confinata in archivio per cinque anni. Ora, nella città disastrata di Portofiro, deve radunare una nuova squadra e cercare di completare un incarico impossibile, schiacciata dal peso dell'autocommiserazione. Questa sinossi riflette molto da vicino la natura di Zero Parades: For Dead Spies, un gioco di ruolo realizzato da un team seminuovo che porta un'etichetta pesantissima sopra la testa, quella di ZA/UM, e che è costretto a confrontarsi con un'eredità impossibile, ovvero quella di Disco Elysium. In questo caso, gli sviluppatori, gli scrittori, gli artisti e tutte le altre persone coinvolte nella produzione hanno tirato fuori dal cilindro un gioco di ruolo eccezionale, maturato nell'ombra di un evento irripetibile e costruito in quello stesso framework, ma semplicemente imperdibile per qualsiasi appassionato del genere. Un'opera profonda, ambiziosa e intellettuale che offre il meglio di sé proprio quando trova la forza di essere solo Zero Parades.
007 First Light è un mix perfetto tra l'aplomb spionistico della serie Hitman e l'azione cinematografica di Uncharted. Alterna in maniera gradevole i due registri, catapultando il giocatore in una miriade di situazioni sempre stimolanti e, soprattutto, scritte in maniera eccellente, talmente azzeccate che sembrano uscite da un bel film di 007. Il nuovo James Bond non ha perso il suo fascino, l'irresistibile sorrisino di chi la sa lunga, lo sguardo da seduttore, l'approccio ora frivolo, alla moda, da icona di stile, ora profondo e intelligente, quasi da filosofo sul campo. Con lui il cast dei personaggi getta fondamenta solidissime per quello che può essere un altro franchise di successo per IO Interactive. C'è qualche elemento fuori posto - su tutti un'intelligenza artificiale dei nemici che proprio non convince -, ma quando Bond entra in azione e l'adrenalina sale 007 First Light riesce comunque a compensare con una messa in scena spettacolare e un ritmo irresistibile. Un videogioco divertente, incisivo e molto attuale. Citando una massima dell'agente 007, questa serie "ha tutto il tempo del mondo" per diventare perfetta.
Yoshi and the Mysterious Book, esattamente come il suo predecessore, è un manifesto di identità nintendiana di rara intelligenza, in cui lo spessore ludico è volutamente intangibile, mentre è assolutamente tangibile l'eleganza del loop di gameplay che propone. La ricerca costante, rilassata, genuina di ogni caratteristica delle tante creature presenti racchiude una forza ludica impressionante, lontana anni luce dagli standard del mercato dei AAA attuali e allo stesso tempo capace, anche se non nelle intenzioni del team, di farsene quasi beffa. La calma, l'esplorazione, l'osservazione affermano una propria tesi, una propria dimensione di esistenza lontana dagli schemi. Quando sostantivi e sinonimi del vocabolario di game design lasciano il posto ai contrari, quello che rimane è una palese dichiarazione di indipendenza creativa in cui i flussi vanno splendidamente al contrario, suonando corde intime del giocatore e risvegliando sensazioni della nostra infanzia, logicamente correlate a un fanciullesco senso di scoperta ludica, il tutto a un prezzo di seconda fascia. Il nuovo Yoshi è il prosieguo perfetto del nuovo percorso del personaggio, iniziato come appendice di dinamico platforming ed evolutosi come richiamo alla natura, all'ambiente, al rispetto della fauna, della flora e dell'ecosistema. Un messaggio mai così attuale e mai così dolcemente apprezzabile.
LEGO Batman: L'eredità del Cavaliere Oscuro è un'avventura divertentissima, sia per il gameplay spensierato, che si rivolge a ogni fascia d'età, ma possiede comunque una certa complessità, sia per la campagna coinvolgente, che omaggia film, fumetti e cartoni animati con una coerenza sorprendente. Speriamo che Traveller's Tales abbia superato i problemi degli ultimi anni come sembra, anche perché questo è sicuramente il suo gioco più pulito che ci sia capitato di testare al lancio, almeno in versione PlayStation 5, e rappresenta limpidamente la direzione da seguire per rinnovare i videogiochi ispirati ai famosissimi mattoncini danesi.
Directive 8020 è un'avventura cinematografica interattiva che pesca dai grandi film di fantascienza ma praticamente non ne azzecca una. La sceneggiatura è piattissima, i personaggi parlano per aforismi e sono talmente retorici che non si prendono sul serio nemmeno tra di loro. Le situazioni di gioco non presentano mai momenti intriganti o divertenti da giocare. Per gran parte della sua durata è semplicemente noioso dover vivere la stessa situazione da più punti di vista, con un'infinità di momenti stealth privi di qualunque guizzo. Nella parte finale le cose si movimentano un po', ma ormai la frittata è fatta: non puoi pensare di costruire tutta la tensione di un horror nell'ultimo atto. Si salvano solo una realizzazione tecnica perlopiù interessante e una selezione musicale azzeccata. Niente che valga almeno sei ore della vostra vita.
Mixtape è un videogioco narrativo sulla forza dell'amicizia, sull'inevitabile onda dell'età adulta che ti travolge e ti separa, ma anche sulla forza del legame che ti unisce per sempre alle persone a cui hai voluto bene. Il tutto sottolineato da una colonna sonora eccezionale, che attraversa decenni di musica spostandosi in maniera mai banale tra generi e atmosfere differenti. La progressione è un po' schematica, figlia della struttura a "brani" che caratterizza il videogioco: si entra e si esce dai ricordi, si giocano piccoli frammenti fatti di espedienti sempre in funzione della narrazione e delle canzoni che li accompagnano. Un musical interattivo che ci ricorda perché gli amici e la musica siano stati così importanti per noi in un determinato momento delle nostre vite.
Double Fine prosegue per la sua imprevedibile strada, lanciando un gioco multiplayer che ribadisce lo stile del team presentandosi come un'esperienza davvero unica. In Kiln già il sistema di costruzione del vasellame è un trionfo di creatività e si inserisce in maniera organica in un meccanismo che assegna effettivamente una certa importanza al modo in cui modelliamo i personaggi. Peccato che gli elementi strategici tendano a perdersi un po' nell'azione convulsa, ma questo è probabilmente un gioco che va preso come una sorta di party game dal tono faceto, più che un serioso multiplayer competitivo. Ci sarebbe però da lavorare sui contenuti e ci auguriamo che Double Fine abbia intenzione di espandere la quantità di mappe e inserire nuove modalità di gioco, perché altrimenti c'è un alto rischio che l'interesse si esaurisca in fretta.
Le spettacolari e violente battaglie di Invincible trovano una trasposizione solida in questo picchiaduro 3 vs. 3, capace di catturare bene lo spirito della serie animata e del fumetto. La modalità Storia è senza dubbio uno degli elementi più riusciti: un episodio extra interattivo dello show che si lascia seguire con piacere, anche se la sua durata piuttosto contenuta finisce per limitarne l'impatto. Il sistema di combattimento diverte grazie a ritmi frenetici e a un'accessibilità che permette anche ai neofiti di prendere subito confidenza con il gioco e togliersi qualche soddisfazione. Allo stesso tempo, però, emergono alcuni limiti: il bilanciamento del roster non è sempre preciso e, nel complesso, il sistema di combattimento manca di quella profondità che contraddistingue i migliori esponenti del genere. Anche i contenuti non brillano per quantità, soprattutto per quanto riguarda il single player, riducendo inevitabilmente la longevità per chi non è interessato all'online. Sul fronte tecnico, infine, il titolo lascia la sensazione di poter fare qualcosa in più, pur restando nel complesso piacevole da vedere. Considerando che si tratta del primo progetto del team Quarter Up, Invincible VS è comunque un esordio più che valido: un titolo che riesce a divertire e che potrebbe trovare il suo pubblico soprattutto tra i fan dell'opera originale.
Aphelion è il più classico dei giochi di DON'T NOD. Sulla carta, ma anche all'atto pratico, non gli manca nulla per essere un buon titolo, ma al tempo stesso è privo di quella magia, di quell'originalità, di quella qualità necessaria per brillare. Laddove Remember Me e Banishers: Ghosts of New Eden rappresentano indubbiamente due dei punti più alti toccati dallo studio francese, senza citare il solito Life is Strange, quest'avventura sci-fi si piazza alle spalle dei titoli citati. Per quanto non ci siano grossi difetti, per quanto il gioco si sforzi di offrire agli appassionati di fantascienza un'esperienza paragonabile a Interstellar, a Solaris, a Deliver Us Mars, per essere un titolo incentrato soprattutto sulla storia manca il colpo di scena, manca un livello di scrittura completamente convincente e appassionante, al netto di una regia digitale e di un comparto sonoro di prim'ordine. Appena discreto il gameplay, totalmente privo di profondità e sul lungo periodo persino ripetitivo, soprattutto nelle sezioni nei panni di Ariane. Con Pragmata e Saros a contendersi l'attenzione degli appassionati di fantascienza, Aphelion rischia di uscirne con le ossa più rotte di quanto meriterebbe. Non è un brutto gioco, ma di sicuro ha scelto il periodo peggiore dell'anno per cercare di fare breccia tra i fan del genere con le sue esili, per quanto indiscutibili, qualità.
Housemarque ha preso la formula di Returnal, l'ha tagliata, l'ha cucita, l'ha asciugata e l'ha potenziata per mettere in scena uno splendido racconto horror cosmico sci-fi che fa brillare tutto il talento dei suoi artisti. Più cinematografico, più accessibile, più esplicito nella messa in scena del terrificante e meraviglioso immaginario di Carcosa, ha tutte le carte in regola per trasformarsi in un cult istantaneo, smarrendo giusto qualche frammento di unicità nel tentativo di allargare la sua sfera d'influenza. È un videogioco che fonde l'essenza degli arcade di una volta con il meglio dei mezzi espressivi contemporanei, pescando le ispirazioni giuste da grandi della fantascienza e della letteratura, iniettando l'assuefazione del puro gameplay d'azione dritta nel cuore dell'esperienza, per poi costruirgli attorno un fondale che è tanto ammaliante quanto perfettamente armonioso. Semplicemente, Saros è uno dei migliori videogiochi PlayStation di questa generazione.
The Division Resurgence traduce efficacemente l'esperienza della serie Ubisoft in un contesto mobile ricco di contenuti e solido sul piano del gameplay, anche grazie alle tante regolazioni disponibili sia per chi preferisce l'immediatezza dei comandi touch, sia per chi desidera utilizzare un controller. La trama e i dialoghi non brillano, tutt'altro, ma il percorso di progressione appare ben gestito, senza particolari vincoli legati al formato free-to-play, e non manca neppure l'esperienza extraction della Zona Nera a mischiare un po' le carte. Peccato solo per un comparto tecnico che andrebbe ottimizzato per poter sfruttare al meglio i terminali di fascia alta.
Tomodachi Life: Una vita da sogno è un videogioco il cui successo dipende quasi esclusivamente dalla fantasia che siete disposti a investire. È un simulatore di vita che si rifà alle regole della commedia dell'assurdo e che richiede un impegno attivo anche da parte di chi gioca per popolare il suo mondo di personaggi unici, con abitudini strane, gusti e modi di dire. Queste personalità interagiscono tra loro dando vita a una narrativa emergente che sa essere eccezionalmente spassosa. Non c'è alcuna missione da portare a termine, non ci sono obiettivi, e la progressione è rappresentata esclusivamente dalle strutture che apriranno sulla vostra isola e dai tratti sempre più particolari che potete assegnare ai Mii. Se ci mettete dentro molto, allora il videogioco saprà sorprendervi con la sua vena umoristica potente e inaspettata. Tomodachi Life fa ridere di gusto, non si prende mai sul serio e sa stupire con la sua infinita fantasia. Sappiate però che, quando la vostra benzina finisce, la grande macchina delle risate si ferma con voi.
Replaced è un titolo che inevitabilmente può dividere: da una parte c'è un comparto tecnico e artistico da capogiro che proietta la pixel art in una nuova era grazie a soluzioni registiche originali, inedite e straordinarie. Allo stesso tempo non si può far finta di nulla davanti ad un gameplay a tratti un po' grezzo, talvolta ridotto ai minimi termini per ciò che concerne la complessità delle interazioni e pure rallentato da controlli legnosi e combattimenti che mancano della necessaria profondità. Non ci sentiamo quindi di criticare chi decide di far pesare queste sue mancanze, ma ci sentiamo in dovere di premiare una produzione la cui artigianalità e visione estetica trasuda da ogni singolo fotogramma. È un viaggio visivo che merita di essere vissuto e che sposta l'asticella della qualità delle produzioni indipendenti, a patto di saper accettare tutte le sue sbavature.
Mouse: P.I. For Hire è un solidissimo e divertentissimo boomer shooter impreziosito da uno stile grafico caratteristico e delizioso. Rifacendosi ai padri costituenti del genere degli FPS, Doom su tutti, propone una struttura di gioco ben amalgamata, ma quasi completamente priva di brio creativo. Un male? Non per forza. La mancanza di spunti, di originalità, di picchi particolari, impediscono al titolo di proiettarsi nell'Olimpo del genere. Tuttavia, fortunatamente, ci troviamo di fronte ad un gioco immediato, estremamente divertente, dall'ottimo ritmo, dotato di una buona progressione. Chi lo aspettava da tempo, ha indubbiamente ben riposto le sue speranze. Chi si è sempre tenuto alla larga dai boomer shooter, invece, non comincerà ad amarli proprio grazie alla creatura di Fumi Games.Multiplayer.it est un site internet de jeux vidéo édité en Italie
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