


Al netto delle affinità, Saros non è una semplice copia di Returnal. Housemarque ha preso il DNA del suo titolo del 2021 e lo ha plasmato in qualcosa di più vario, profondo e accessibile senza svuotarlo di senso; il loop morte-rinascita resta al centro dell'esperienza, ma stavolta il giocatore si sente meno abbandonato a sé stesso e la narrazione risulta meno ermetica e più coinvolgente. Il sistema di combattimento, che rimane il cuore pulsante del gioco, è adrenalinico, stratificato, quasi ipnotico nei momenti più intensi, mentre la progressione permanente rende meno traumatica la soglia d'ingresso senza però abbassare troppo il tasso di sfida. Qualche limite c'è (il map design e i nemici non brillano particolarmente, e si perde un po’ dell’effetto novità del predecessore), ma Saros resta un gioco di grande spessore e, anche se digerite poco il genere, le opzioni per renderlo meno ostico potrebbero farvelo amare molto più di quanto crediate.
Pragmata è un'avventura sci-fi vecchio stile, lineare e intrigante, che trova il suo punto di forza nel gameplay duale e nel rapporto tra Hugh e Diana, vero cuore emotivo dell'esperienza. Il sistema di combattimento è uno degli elementi più riusciti della produzione: originale, stratificato e coinvolgente, riesce a mantenere alta la tensione dall'inizio alla fine grazie all'ottima integrazione tra shooting e hacking in tempo reale, che rende ogni scontro dinamico e strategico allo stesso tempo. Anche il comparto artistico e la direzione generale convincono, soprattutto nella prima metà. Il vero motore dell'avventura resta però la relazione tra Hugh e Diana, costruita con gradualità attraverso dialoghi opzionali, momenti di quiete nel rifugio e piccoli dettagli che emergono soprattutto nelle sezioni esplorative, ed è proprio questo legame a dare peso emotivo alla storia, anche quando questa inizia a perdere coerenza nella seconda metà. Nonostante proseguendo emergano diverse limitazioni, principalmente legate a level design, risvolti narrativi e una longevità forse un po' carente, il titolo resta solido dall'inizio alla fine, e facile da consigliare agli appassionati di videogiochi lineari fortemente incentrati sul rapporto tra i personaggi.
Darwin’s Paradox! è un gioco originale che riesce a combinare con successo diversi generi, offrendo un’esperienza complessivamente piacevole, varia e interessante. Non si tratta di un titolo rivoluzionario, ma rappresenta un esempio concreto di quella creatività e voglia di sperimentare di cui l’industria videoludica ha sempre più bisogno; nel complesso il gioco si distingue più per le sue ambizioni che per una realizzazione impeccabile, riuscendo tuttavia a costruire un’identità chiara e riconoscibile, e a fondere in modo coerente elementi platform, stealth e puzzle. Non tutte le idee vengono sviluppate fino in fondo e alcune imperfezioni tecniche sono evidenti, ma l’esperienza riesce comunque a sorprendere e a lasciare il segno; insomma, si tratta di un titolo breve ma adeguato al prezzo, capace di offrire una piccola ma significativa ventata d’aria fresca in un panorama spesso poco incline al rischio.
Mega Man Star Force Legacy Collection è un'operazione di preservazione storica consigliata tanto ai fan storici quanto ai novizi appassionati alla serie che, però, hanno saltato questo paragrafo nella storia, e celebra il ventesimo anniversario della saga offrendo ai giocatori il pacchetto definitivo per esplorare il Mondo delle Onde. L'introduzione di un doppiaggio inedito, le provvidenziali migliorie all'esperienza utente e un comparto multigiocatore finalmente slegato dai limiti dell'hardware originale impreziosiscono una trilogia forte di un combat system ancora oggi frenetico e appagante. Tuttavia, la scelta di optare per un restauro puramente "chirurgico" si rivela un'arma a doppio taglio: il pacchetto si porta dietro tutto il peso di un game design anacronistico, costringendo il giocatore a fare i conti con un backtracking tedioso in relazione a un rigido sistema di incarichi che spezza irrimediabilmente il ritmo dell'avventura, e interessando anche la ripetitività continua della trasformazioni di Geo. Al netto di queste farraginosità strutturali, che richiedono una buona dose di pazienza, l'epopea di Geo e Omega-Xis resta un viaggio emozionante e profondo, consigliato a tutti gli appassionati.
A Pasqua mancano ancora un paio di settimane, ma per quanto mi riguarda ho già scartato la sorpresa: con Screamer Milestone osa dove tanti sviluppatori non lo facevano da un po', ossia nel campo dei racing arcade, attraverso un'esperienza che utilizza la pur validissima trama a mo' di cavallo di Troia per servire un sistema di guida interessante e sorprendentemente profondo, accompagnato da meccaniche di attacco e difesa forse non immediatissime ma molto divertenti già sul medio termine, e capaci di giustificare pienamente i riferimenti ai picchiaduro. Forse si poteva fare un po' di più in termini di direzione artistica lato piste, ma considerato che si tratta di una nuova IP - o, perlomeno, di una rifondazione in piena regola - speriamo sinceramente che ci sia tempo e spazio per farla crescere ancora.
Emblema di un’ambizione senza compromessi e di un gioco che vuole essere "tutto", Crimson Desert è un action-GdR open world che finisce talvolta per smarrire coesione e misura. Eppure, in questo suo essere eccessivo, dispersivo e a tratti frustrante, riesce ad alimentare costantemente il desiderio di scoperta ed esplorazione. Pearl Abyss firma così un’esperienza imperfetta ma magnetica, capace di alternare picchi di meraviglia a cadute evitabili ma mai disastrose, anche se i meno avvezzi ai boss in stile soulslike e agli enigmi cervellotici e criptici lo troveranno a tratti molto faticoso. Non è il nuovo standard del genere, ma un laboratorio gigantesco e affascinante da cui il futuro degli open world potrebbe (e, per certi versi, dovrebbe) imparare molto.
Spiace che la presenza di John Carpenter non abbia inciso più di tanto a livello narrativo e musicale, ma al netto di questa piccola delusione personale e di contenuti un po’ limitati a livello di mappe e missioni, John Carpenter’s Toxic Commando è uno sparatutto cooperativo divertente e impegnativo al punto giusto, che prende la formula di Left 4 Dead e World War Z aggiungendovi i veicoli e una connotazione del mondo di gioco decisamente originale tra fango, melma e paesaggi per lo più rurali. Il resto è normale amministrazione tra classi, skill e armi e, se lo giocate in solitaria, vi stuferete abbastanza presto. Se però cercate uno sparatutto antistress in cui falcidiare centinaia di zombi a suon di piombo o pneumatici, fateci seriamente un pensierino.
Molti utenti potrebbero pensare che Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection fosse il titolo meno rilevante nella line-up Capcom del 2026, ma bastano poche ore di gioco per ricredersi completamente. La software house giapponese mantiene il suo straordinario stato di grazia portando sul mercato quello che è probabilmente il miglior monster collector degli ultimi anni. Il gioco riesce infatti a unire una storia interessante a un sistema di esplorazione e cattura dei Monstie estremamente riuscito, il tutto accompagnato da un combat system profondo e sorprendentemente vario, capace di mettere alla prova le abilità del giocatore soprattutto nelle impegnative sfide dell’endgame. Un titolo eccellente, perfetto per tutti gli appassionati che, da oltre trent’anni, amano collezionare e allenare creature di ogni tipo.
WWE 2K26 è rumoroso, eccessivo e felicemente fuori di testa. Visual Concepts ha scelto il caos come mantra - certificato dalla presenza di CM Punk - e il risultato è un gioco pieno fino all’orlo: contenuti ovunque, novità a raffica, modalità accatastate come sedie sotto il ring. Il problema è che sotto tutto questo spettacolo le crepe sono sempre le stesse; il motore scricchiola, alcuni sistemi sembrano sopravvissuti a diverse ere geologiche di sviluppo, e ogni tanto il gioco ricorda brutalmente che questo baraccone gira da parecchi anni. Poi ci sono i volti: alcuni modelli sembrano usciti da un museo delle cere durante un blackout, altri sono sensazionali. Un’altalena continua, ma quando la stamina è a zero, il pubblico ti fischia dicendoti che fai schifo e vieni scaraventato attraverso un tavolo in fiamme, succede una cosa curiosa: la perfezione smette di fregarti. In quel caos meravigliosamente sgangherato, WWE 2K26 ricorda una verità fondamentale del wrestling: lo spettacolo funziona meglio quando è un po’ sporco e molto rumoroso.
Planet of Lana II è un degno successore del primo capitolo: la direzione artistica funziona bene, gli enigmi sono creativi (anche se tendono a diventare un po' ripetitivi nel tempo) e il rapporto tra Lana e Mui appare sempre adorabile. Le molle narrative che spingono i protagonisti all'esplorazione del mondo mi sono parse meno interessanti rispetto al desiderio di scoprire la verità sul loro popolo, e non ho trovato alcuni passaggi particolarmente efficaci; ciononostante, l'esperienza mi ha complessivamente soddisfatto, e spero nell'uscita di un terzo capitolo che mostri come si evolve la vicenda, magari con personaggi un po' più "accorti".
Tribute Games ha tenuto fede al proprio nome, realizzando un vero e proprio tributo all'universo di riferimento. Un titolo, questo Scott Pilgrim EX, che non si ispira pigramente a ciò che è stato ma che su fumetto, film, serie animata e vecchio videogioco costruisce qualcosa di nuovo con una sua identità; un picchiaduro a scorrimento bellissimo da vedere e dall'anima arcade capace di far felici i puristi del genere, ma con un approccio moderno che - specialmente durante la prima run - dà un pizzico di sapore in più all'avventura, in una Toronto piena di segreti da scovare e chicche da scoprire. Imperdibile per chi apprezza Scott Pilgrim, da non sottovalutare per tutti gli altri.
Pokémon Pokopia è uno spin-off che riesce a proporre una nuova interpretazione dell’universo di riferimento senza smarrirne l’identità. Attraverso un’esperienza costruita attorno all’esplorazione, alla ricostruzione e alla collaborazione, il titolo abbandona consapevolmente la centralità del combattimento per concentrarsi su un legame il più funzionale possibile tra il giocatore, il mondo e i Pokémon stessi. Il risultato è un’avventura che trova la propria forza nella gradualità, nella cura per l’atmosfera e nella sensazione costante di contribuire attivamente alla rinascita di un mondo dimenticato. Le meccaniche di crafting e gestione degli habitat forse non brilleranno per originalità (con un sistema di puntamento legato agli oggetti che poteva essere un filo ottimizzato in termini di immediatezza), tuttavia si dimostrano solide e capaci di sostenere l’intera progressione. A rafforzare ulteriormente l’esperienza contribuiscono infine una direzione artistica coerente, un mondo capace di raccontare la propria storia attraverso l’esplorazione e la componente cooperativa.
Resident Evil Requiem è un titolo che un po' lascia l’amaro in bocca: non per mancanza di mezzi o capacità tecniche, che anzi abbondano, ma per una deliberata e incomprensibile scelta di direzione. È un’opera profondamente spaccata a metà, vittima di una scelta a tratti assurde che si contrappongono un incipit coraggioso, fresco e ricco di atmosfera - capace di delineare in Grace Ashcroft un futuro radioso per il franchise - a una seconda parte che si trasforma in un monumento stantio al fanservice più gratuito, dove Leon Kennedy diventa il burattino involontario di una retcon confusa e, a tratti, irrispettosa verso il giocatore e la storia del brand. Se ludicamente ci troviamo di fronte a un compito che funziona poiché basato sulle eccellenti meccaniche di Resident Evil 4 Remake, senza però averne la stessa brillantezza nel level design o nella varietà, è sul fronte narrativo che il crollo si sente di più. Capcom ha confezionato un prodotto tecnicamente inattaccabile, fluido e visivamente appagante, ma privo di quell’anima e di quella coerenza che hanno reso grande la rinascita della saga dal settimo capitolo in poi. Questo nono capitolo doveva essere un requiem solenne per Raccoon City o un passaggio di testimone verso una nuova era; finisce invece per essere un ibrido che sacrifica la logica e i suoi stessi personaggi sull'altare di uno spettacolo da blockbuster non proprio necessario. Grace meritava un trattamento migliore, la mitologia di Resident Evil più rispetto e, soprattutto, i giocatori meritavano una chiusura (o un nuovo inizio) più audace.
God of War: Sons of Sparta è un progetto difficile da capire. Se da un lato vuole offrire un approccio diverso alla saga, dall'altro ricade in un'offerta basilare, inferiore ad altri esponenti del genere e che non riesce a brillare sia narrativamente, sia ludicamente. C'è una storia senza mordente, con personaggi tutt'altro che gradevoli o memorabili, e di cui non è chiaro l'intento poiché non è collegata ad altri nodi narrativi. Anzi, da un certo punto di vista "stona" e si allinea con la versione più recente di Kratos e della sua storia. A ciò si unisce un gameplay blando che alterna ingenuità di design a una noia complessiva dovuta a un'esplorazione meno articolata rispetto a quella che ci si aspetterebbe da un metroidvana, e un sistema di combattimento incapace di evolvere davvero al netto di alberi delle abilità, magie ed equipaggiamenti. Infine, la presentazione grezza a livello di testi e la quantità di bug non fanno onore a un gioco che, comunque, appartiene a una saga di grosso calibro.
Styx: Blades of Greed è un buon gioco stealth dall'ambientazione fantasy: trama, meccaniche e complessità dei livelli sono tutti dettagli che trovo apprezzabili. Tuttavia, non è perfetto, specialmente per la ripetitività dei nemici e per il modo in cui, a volte, pone degli obiettivi che non è fisicamente possibile raggiungere, anche se la somma dei suoi elementi genera un’alchimia efficace. Il fatto che non vengano introdotte le premesse della serie potrebbe forse spiazzare i giocatori che si approcciano a Styx per la prima volta, ma chi riesce ad accettare questi "singhiozzi" si ritroverà tra le mani una lunga e piacevole avventura nei panni di un goblin sarcastico e molto, molto bravo a uccidere.
Mewgenics non cerca di reinventare un genere, bensì lo usa come base per piazzarci sopra un concentrato di follia, integrando il tutto con tanti micro-elementi che si intrecciano per dare vita a uno strato tattico apprezzabile e insospettabilmente profondo. Il gioco non è sempre pienamente controllabile e la fase di allevamento può diventare noiosa, ma per il resto chiunque sia in cerca di scontri tattici divertenti dovrebbe proprio improvvisarsi gattaro ed entrare nello sporco, graffiante mondo creato da McMillen e Glaiel: c'è davvero di che spassarsela per settimane!
Dopo quattro anni dal predecessore, High on Life 2 si riprende la scena degli sparatutto demenziali puntando dritto contro Big Pharma e il capitalismo moderno con una satira più affilata e contemporanea. L’introduzione dello skateboard rinnova piacevolmente l'azione, anche se a volte la frenesia prende il sopravvento sulla precisione, mentre le armi parlanti (vecchie e nuove) tornano più irriverenti che mai. Nel complesso, il mix tra shooting, platform e puzzle mantiene un buon ritmo e assicura una discreta varietà a livello di gameplay, ma il map-design appare un po’ confuso, le battute non sempre vanno a segno e l'assenza del doppiaggio italiano rischia purtroppo di far perdere buona parte dell'umorismo nel caos dell'azione.
Mario Tennis Fever è un titolo che conosce molto bene i propri punti di forza e non perde tempo a metterli in mostra. Al netto di una modalità storia poco ispirata e fin troppo sbrigativa, il nuovo lavoro di Camelot riesce a brillare dove davvero conta: nel gameplay. Le partite sono frenetiche, spettacolari e sorprendentemente profonde, capaci di premiare tanto l’istinto quanto la strategia, mentre la varietà di modalità, campi e racchette garantisce un livello di rigiocabilità altissimo, soprattutto in compagnia. Mario Tennis Fever rappresenta la naturale evoluzione della serie ed è senza alcun dubbio uno degli sportivi arcade più solidi, divertenti e rifiniti firmati Nintendo; un concentrato di follia e tecnica che riesce, ancora una volta, a trasformare una partita di tennis in uno spettacolo pirotecnico.IGN Italie est un site internet de jeux vidéo édité en Italie
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